Renato Volpini nasce a Napoli nel 1934 e scompare a Milano nel 2017, di formazione urbinate, si diploma nel capoluogo marchigiano presso il Magistero Artistico cittadino nel 1957.
Dall’anno seguente (1958), invece, vive e lavora a Milano.
A Milano Renato Volpini si accosta inizialmente alla pittura informale.
E’ la prima, questa, a partire dai primissimi anni sessanta, delle tre fasi attraverso le quali, per convenzione, la critica suddivide il percorso stilistico dell’autore.
Ma è già alla metà dello stesso decennio che l’artista si volge alla Pop Art, nell’ambito della quale esordisce con una mostra alla Galleria Profili di Milano.
Proprio gli anni Sessanta vedono il raggiungimento della prima maturità artistica di Renato Volpini, partecipe di quel clima – dominato dai protagonisti della Pop Art e dell’Immagine Critica – che negli stessi anni caratterizza il capoluogo lombardo.
Nel 1962 è già presente alla Biennale di Venezia, prendendo parte anche a importanti collettive, sia a livello nazionale che internazionale, fra le quali, nel 1967, a quella presso la Philadelphia Art Alliance con i colleghi Bonfanti, Capello, Nangeroni e Scanavino.
E’ infine possibile, individuare, una terza fase nel percorso artistico di Renato Volpini – fase quest’ultima contrassegnata dalla summa delle due esperienze stilistiche precedenti.
Non solo pittore, ma anche scultore e soprattutto incisore fra i più significativi del panorama artistico italiano del dopoguerra, Volpini si è dedicato altresì all’attività di stampatore in Urbino, attività, che lo ha condotto a cimentarsi nelle tecniche più diverse.
Proprio questa eclettica sperimentazione, nel nuovo Millennio, dopo un lungo silenzio, ha condotto l’artista ad avvalersi, per la realizzazione delle proprie opere, delle più moderne tecniche di riproduzione, come, ad esempio, i recentissimi ODM (opere-originali-digitali).
A dimostrazione delle continuità e dell’importanza di Volpini sulla scena artistica italiana, la personale a Palazzo Ducale di Urbino nel 2002, nonché quella organizzata allo Studio Ghiglione di Genova nel 2006.
Ancora, la partecipazione alla mostra “Un Secolo Arte Italiana – Lo sguardo del collezionista – Opere dalla Fondazione VAF” al MART di Rovereto nel 2005.
E’, infine, recente la pubblicazione, a tiratura limitata, delle due monografie “Volpini anni Sessanta” e “Renato Volpini anni Sessanta…e oltre”, ove accanto alle opere storiche dell’artista non mancano di figurare i nuovi ODM.
Caratterizzante dell’artista “urbinate” è l’aver mantenuto nel tempo un’autonoma e propria interpretazione della figurazione, del colore e dello spazio. Quest’ultimo non è mai volumetrico ma onirico mentre le immagini sono sempre anti-naturalistiche. Alla base della sua opera, l’intenzione di trasferire un mondo psichico in una realtà fenomenica.

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